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ANALISI DI PARETO GUIDA PRATICA: Il diagramma che ti rivela su quali problemi lavorare

Ultimo Aggiornamento

Aggiungiamo un altro tassello nel mondo degli strumenti necessari. Oggi parliamo dell’analisi di pareto e di come questo diagramma ci aiuti ad individuare le cause di un problema e a dare una priorità in termini di “peso”.

E’ uno degli strumenti più semplici ed efficaci da utilizzare ma molto spesso viene mal costruito e soprattutto mal interpretato.

L’importanza dei dati

Alla base di qualsiasi analisi troviamo i dati. Ti parlerò di come raccogliere correttamente i dati in un articolo a parte quindi vorrei soffermarmi solo per sottolineare quanto sia importante poter misurare il processo. Esistono diversi indicatori che ti aiutano a definire la “salute” del tuo processo e non stiamo adesso a parlarne, ma ricorda: Se non lo puoi misurare non lo puoi controllare.

Questo concetto ovviamente si estende su qualsiasi campo, dalla semplice misura lineare di una quota a disegno fino alle percentuali di scarto, passando per i parametri macchina o gli indicatori finanziari. Qualsiasi sia il tuo settore il concetto non cambia. Come ho già detto altre volte non esiste improvvisazione.

E’ quindi necessario impostare una raccolta dati che sia costante e di qualità, inserendo meno “rumore” e “variazione” possibile nel processo di misurazione e raccolta dati. Riprenderemo questi concetti più avanti, e imparerai come si controlla e limita il noise, il rumore.

Perchè usare l’analisi di Pareto

Il diagramma di Pareto nato dalle osservazioni e dalle intuizioni di Vilfredo Pareto e traslato sui processi produttivi da Juran si basa principalmente nella definizione che “L’80% degli effetti osservati sono determinati dal 20% degli elementi casuali”

Questa regola del 80-20 ci aiuta quindi a definire gli elementi importanti in una serie di osservazioni.

L’analisi di Pareto fa parte degli strumenti che ci permettono di effettuare una analisi ABC. L’analisi ABC si basa sul concetto di priorità. Visualizzare in ordine di importanza i problemi in modo da non disperdere energie.

Prova ad utilizzarlo insieme ad Ishikawa, trovi una guida completa cliccando qui!

Ammettiamo per esempio di voler capire quali siano le causali di scarto che più impattano in un processo produttivo, in questo caso avviare un’analisi di Pareto ci permetterebbe di capire all’istante dove focalizzarci.

E’ uno strumento veloce da usare (se abbiamo già i dati) e che ci da un risultato istantaneo e veritiero.

Come fare l’Analisi di Pareto – Esempio pratico

Torniamo all’esempio precedente.

Abbiamo una produzione che genera sempre una quantità di scarti superiore al Target. Non sappiamo bene perché e non sappiamo neanche per quale motivo l’operatore scarti i pezzi. Abbiamo però i dati raccolti giornalmente e possiamo procedere a realizzare un Diagramma di Pareto per capire in poco tempo dove dovremmo concentrarci.

Lo strumento più utilizzato è senza dubbio Excel ma ovviamente possiamo usare anche Minitab.

Ammettiamo che i dati raccolti in una settimana siano i seguenti:

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Lo so che sto semplificando molto, l’importante però è capire il concetto. Il campo di applicazione è infatti infinito.

Torniamo ai nostri dati. Come vedi non sono ordinati secondo un senso logico, ma non importa assolutamente.

L’analisi di Pareto spiegata passo-passo

Per prima cosa aggiungiamo il filtro. Il filtro ci consentirà di ordinare i dati. Per attivare il filtro seleziona la tabella e  clicca “Filtro” nella Tab “Dati”

analisi di pareto

 

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A questo punto ti basta cliccare sul filtro della colonna “%” e ordinare dal più grande al più piccolo.

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Aggiungiamo ora una colonna che ci permetta di vedere il cumulativo. Non è altro che la somma delle varie percentuali. Nella prima riga della colonna D  inserisci il valore della colonna “%”.

ATTENZIONE: Non digitare il valore! Devi invece digitare “=” e poi cliccare nella prima riga della colonna “%”. In questo modo se il valore sulla colonna C cambia, cambierà automaticamente anche il valore della colonna D.

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Nella seconda riga della quarta colonna inserisci invece la somma di C2+D1 come nella immagine successiva e trascina i risultati tenendo premuto il quadratino.

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Fatto questo avrai i dati visualizzati nel modo corretto! Non resta che fare il diagramma per l’analisi di Pareto.

Costruzione del diagramma di Pareto

Per realizzare il diagramma di Pareto dovrai creare un nuovo grafico.

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Procedi cliccando con il tasto destro sul grafico e poi su “seleziona dati”

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Ti comparirà la schermata per acquisire i dati dalla tabella. Segui le istruzioni dell’immagine di seguito.

ATTENZIONE! Se Excel ti inserirà in automatico dei dati cancellali!

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Clicca su “Aggiungi” e sulla casella “nome serie” inserisci la cella C1 cliccandoci sopra. Nella casella “valori serie” invece seleziona i dati relativi alla colonna C.

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Cliccando su OK il grafico si popolerà automaticamente dei dati inseriti.

Clicca nuovamente “Aggiungi” e ripeti l’operazione per la colonna D “Cumulativo”.

Tornato nella prima schermata clicca su “modifica” su “Etichette asse orizzontale” che si trova nella parte destra e seleziona la colonna A ( i nomi dei difetti). Poi clicca su OK per chiudere la scheda.

Dovresti ritrovarti con il grafico riportato di seguito.

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E’arrivato il momento di creare la Curva di Lorenz nel nostro diagramma di pareto.

Clicca su una delle colonne arancioni (sono quelle che fanno riferimento alla colonna 4, il cumulativo) per selezionare la serie e clicca con il tasto destro. Seleziona “cambia tipo di grafico serie” e seleziona il tipo “Linee”.

Ora avrai questo.

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Mancano solo alcuni accorgimenti estetici come per esempio ridurre la scala delle percentuali al 100%, aggiungere un titolo o la legenda. Lascio a te questo compito :).

Un altro metodo per la costruzione del grafico consiste nel prendere i valori anziché le percentuali (la colonna cumulativa non cambia) e creare un grafico a due assi verticali, come puoi vedere dall’immagine il risultato non cambia. Unica accortezza, l’asse verticale principale (quello a sinistra) deve avere come valore massimo la somma dei difetti (in questo caso 134) in modo da non distorcere la percezione grafica del contributo per ogni classe (difetto).

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Spieghiamo ora a cosa serve la Curva di Lorenz.

La curva di Lorenz nell’analisi di Pareto

La curva di Lorenz ci consente di verificare visivamente l’incidenza percentuale cumulativa delle classi. E’ una parte importante del diagramma di pareto che spesso viene trascurata.

Analizzandola possiamo verificare diverse condizioni:

  • La curva di Lorenz passa esattamente o quasi per il punto 20%-80%. Questo significa che la regola 80-20 funziona in maniera perfetta e il modello viene applicato come da letteratura.
  • La curva non passa per il punto 20%-80% e quindi la regola 80-20 non funziona perfettamente. In questo caso possiamo agire in modi diversi.
    • Soffermarsi comunque sul 20% delle classi indipendentemente dal contributo dell’effetto.
    • Individuare il punto in cui la curva di Lorenz cambia tasso di crescita “appiattendosi” e soffermarsi sulle classi precedenti all’appiattimento.
    • Cercare di individuare indipendentemente dai valori della curva i primi elementi importanti su cui focalizzarsi.
    • Verificare quante classi contribuiscono ad arrivare all’80% e soffermarcisi a prescindere che sia o meno il 20% delle classi totali.

Io personalmente preferisco la prima e la quarta, dipende dai casi. In alcuni casi infatti utilizzare il quarto metodo potrebbe portarti a sprecare energie in quanto avresti tanti valori, a volte soffermarsi sul 20% indipendentemente dal contributo dato potrebbe farti tralasciare dati importanti.

Secondo il nostro esempio l’80% si raggiunge con le prime 3 classi, ovvero il  43% delle classi (3 su 7). La regola di Pareto non è quindi rispettata alla lettera, come procediamo?

Essendo un’analisi di Pareto effettuata su causali di scarto possiamo fare diversi ragionamenti:

  • Se prendiamo in considerazione comunque i 20% delle classi tralasceremo la causale “colore NC” che rappresenta comunque un’alta percentuale di scarto sul totale;
  • Le causali “colore NC” e “Punti bianchi” hanno valori pressoché identici;
  • Le due causali hanno forse la stessa origine? Non conosciamo il processo ma un punto bianco potrebbe essere collegato ad una variazione di colore…chissà?!

Seguendo queste considerazione in questo caso ti consiglierei di concentrarti su tutte e 3 le causali e tralasciare le altre in quanto poco incidenti.

ATTENZIONE! Se ci fai caso la somma delle altre causali è comunque un numero abbastanza alto quindi hanno anche loro un peso, ma non è questo il punto! Il nostro obiettivo è quello di focalizzare e concentrare gli sforzi e quindi i costi per ottenere un risultato veloce e conveniente. Abbattere anche solo la prima causale di scarto (le rotture) porterebbe ad un abbassamento consistente degli scarti e riusciremmo a farlo risolvendo un solo problema.

Conclusioni

L’analisi di pareto può essere utilizzata pressoché per qualsiasi cosa. Vuoi conoscere quali sono le macchine che apportano l’incidenza maggiore di scarto nel tuo reparto? Quali sono gli operatori che scartano di più? Quale turno performa di meno? Quali codici contribuiscono maggiormente nel fatturato annuo?

Il segreto è sempre e solo nella raccolta dati. Acquisire i dati in modo corretto e coerente con quanto stiamo cercando è indispensabile. E’ quindi necessario capire prima di tutto quali dati acquisire. A questo proposito ti consiglio di leggere I 5 (letali) errori sulla raccolta dati che ti stanno facendo bruciare soldi e che ti impediscono di individuare i problemi in fretta.

Una volta eseguita l’analisi di Pareto sarai in grado di focalizzarti e potrai raggiungere risultati consistenti in meno tempo. Ricorda. Non esiste improvvisazione. Mai.

Dubbi? Domande? Lascia un commento e ti aiuterò nella tua analisi.

 

Produzione Agile

Più pezzi, in meno tempo

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Federico Barucca

Ciao, Mi chiamo Federico Barucca e sono nel settore da 13 anni.

Lean Manufacturing, Six Sigma, Tempi e Metodi sono assolutamente necessari per ottimizzare i processi produttivi.

Il mio obiettivo è quello di portare questi metodi usati dalle Big Companies nelle PMI Italiane “traducendoli” in metodi semplici ed efficaci, senza perderci dietro alla carta e senza supercazzole.

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