Il metodo passo passo per non spostare il problema da un punto all’altro. Il caso di martedì riguarda una linea ribilanciata che ha riportato a casa 120.200€ all’anno, con un intervento mirato e senza stravolgere niente.
📅 28-29-30 Settembre
🕖 19:00 – 20:30
💻 Online su Zoom
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Il metodo di cui parleremo è stato raccontato su:
Fine mese. Apri il gestionale.
Il fatturato è salito un’altra volta. Bene. Poi scendi alla riga dell’utile e qualcosa non torna: rispetto a tre anni fa lavori di più e consegni di più, gli straordinari sono diventati la normalità, e a fine anno in tasca resta uguale. A volte meno.
E in questi giorni la sensazione è diventata un dato. È arrivato il bilancio 2025 dal commercialista, e i numeri nero su bianco lo dicono chiaro: l’anno ha girato, il fatturato regge, ma la marginalità no. Adesso non è più un’impressione tua di fine mese. È scritto.
Hai la sensazione di passare le giornate a spegnere incendi. Una priorità la mattina, un’altra al pomeriggio, il capoturno che decide da solo cosa mandare in macchina perché “bisognava consegnare”. Il magazzino che si gonfia perché tenere scorta sembra l’unico modo per dormire la notte.
E sai cosa fa più rabbia? Che i conti, sulla carta, dovrebbero girare. I prezzi li hai alzati il possibile (i clienti il resto non te lo permettono). Le macchine ci sono. Le persone pure. Eppure il margine si scioglie e nessuno sa indicarti il punto preciso dove succede.
Te lo dico subito, a costo di sembrarti antipatico: nel 90% dei casi il problema non sono i tuoi operai. È il sistema che gli hai messo in mano per lavorare. (E no, non è una frase fatta per farti sentire meglio. È quello che vedo entrando in fabbrica da vent’anni.)
Non sei messo male tu. È messo così tutto il manifatturiero italiano in questo momento. La differenza la fa solo una cosa: chi riesce a vedere dove perde, e chi continua a tirare a indovinare.
Fine mese. Apri il gestionale.
Il fatturato è salito un’altra volta. Bene. Poi scendi alla riga dell’utile e qualcosa non torna: rispetto a tre anni fa lavori di più e consegni di più, gli straordinari sono diventati la normalità, e a fine anno in tasca resta uguale. A volte meno.
Hai la sensazione di passare le giornate a spegnere incendi. Una priorità la mattina, un’altra al pomeriggio, il capoturno che decide da solo cosa mandare in macchina perché “bisognava consegnare”. Il magazzino che si gonfia perché tenere scorta sembra l’unico modo per dormire la notte.
E sai cosa fa più rabbia? Che i conti, sulla carta, dovrebbero girare. I prezzi li hai alzati il possibile (i clienti il resto non te lo permettono). Le macchine ci sono. Le persone pure. Eppure il margine si scioglie e nessuno sa indicarti il punto preciso dove succede.
Te lo dico subito, a costo di sembrarti antipatico: nel 90% dei casi il problema non sono i tuoi operai. È il sistema che gli hai messo in mano per lavorare. (E no, non è una frase fatta per farti sentire meglio. È quello che vedo entrando in fabbrica da vent’anni.)
Non sei messo male tu. È messo così tutto il manifatturiero italiano in questo momento. La differenza la fa solo una cosa: chi riesce a vedere dove perde, e chi continua a tirare a indovinare.
Non è un webinar dove ti riempio di slide e ti saluto. Ogni sera prendiamo un pezzo del problema e te lo faccio vedere applicato a un caso reale, di un’azienda vera, con i numeri veri.
Cosa sono davvero gli sprechi in produzione e le 200 microdecisioni che ti erodono il margine ogni giorno senza che tu te ne accorga. Primo caso reale: Con una regola sola e zero investimenti, gli scarti sono scesi del 40% mentre i volumi crescevano del 72%. Nel 2025 quella azienda aveva buttato oltre 62.000 pezzi tra scarti e rilavorazioni.
Il metodo passo passo per non spostare il problema da un punto all’altro. Il caso di martedì riguarda una linea ribilanciata che ha riportato a casa 120.200€ all’anno, con un intervento mirato e senza stravolgere niente.
Le fasi sbilanciate, i fermi che paghi senza accorgertene, il lavoro che non aggiunge valore. L’ultimo caso studio è quello finito su Fortune Italia: 133.360€ recuperati in un solo reparto, senza comprare una macchina nuova. Quindici operatori diventati quattordici, tre turni scesi a due, niente più sabati di straordinario.
Poi tutte le tue domande, in diretta.
Non è una conferenza di Lean con i paroloni giapponesi che in officina non usa nessuno. Non è il guru che ti dice di “cambiare mentalità” e poi ti saluta lasciandoti un foglio di buoni propositi. E un software che ti sistema l’azienda da solo, lo sai già, non esiste. Qui c’è uno che viene dalla produzione, seduto con te a guardare dove perdi soldi, nel linguaggio del fare.
Nessun trucco. Ti do valore vero per tre sere. Alla seconda serata, se a quel punto avrà senso, ti farò anche una proposta per lavorare insieme più a fondo. La ascolti, e decidi tu se ti interessa o no. Tutto qui.
La tua azienda negli ultimi quindici, vent’anni è cresciuta. Più clienti, più codici a gestionale, più macchine in reparto e più gente in busta paga. Magari sei partito in officina con due torni e oggi fatturi dieci, dodici milioni.
Ma c’è una cosa che spesso non è cresciuta con il resto: la centralina che governa tutto questo. Il modo di decidere, misurare e tenere il ritmo è rimasto quello delle origini, quando bastava che ci pensassi tu a sapere ogni cosa.
Quando il sistema diventa cinque volte più grande e la centralina resta quella di prima, comincia a perdere colpi. Non con un guasto evidente. Con duecento microdecisioni quotidiane che nessuno governa più davvero: come imposti un setup, in che ordine mandi i lavori, quanto fai un lotto, dove fermi un materiale, quale mix produci questa settimana.
Ognuna di queste, presa da sola, sembra una sciocchezza. Tutte insieme, ripetute ogni giorno per un anno, sono i soldi che non trovi a fine bilancio.
Ecco il dato che dovrebbe togliere il sonno a ogni imprenditore manifatturiero: solo il 30% dei prodotti che fai genera davvero profitto. Il restante 70% lavora a pareggio o in perdita. Il problema è che quelle perdite sono distribuite lungo il processo, quindi invisibili. Non le vedi in nessuna riga del gestionale.
Allora la testa cerca un colpevole semplice. “È il mercato, sono i cinesi.” “Sono i dipendenti che non hanno voglia.” “Mi serve la macchina nuova.” “Ci penserà l’Industria 4.0.”
Ne ho viste tante di aziende comprare la macchina nuova per poi scoprire che il collo di bottiglia era da un’altra parte, e adesso vanno più veloci a produrre quello che già perdeva. (Digitalizzare un caos non lo sistema. Ti fa solo un caos più veloce.)
La verità è più scomoda e più liberatoria allo stesso tempo: quel margine non l’hai perso. È lì dentro. Solo che è invisibile finché qualcuno non ti insegna a guardarlo nel modo giusto.
Il controllo di gestione è una cosa utile. Ti dice che il margine è sceso, di quanto, su quale linea.
Ma si ferma lì: ti dà il termometro, non la cura. Sapere di avere la febbre non ti dice quale infezione la sta causando.
Per trovare il DOVE devi smettere di guardare un reparto alla volta.
Una fabbrica è un sistema: se sistemi un’area senza vedere come è collegata alle altre, non risolvi niente. Sposti solo il problema da un punto a quello dopo (e ti sembra pure di aver lavorato).
Per questo, qualche anno fa, una sera a casa su un foglio di carta, ho messo giù quello che oggi chiamo la Ruota dell’Efficienza.
È un modo per leggere tutta la fabbrica come un sistema unico, fatto di sei pezzi che si tengono a vicenda:
Costi & Numeri – dove fai davvero margine e dove lo bruci
Flusso di Produzione – quanto ci mette un pezzo ad attraversare la fabbrica, e quante volte si ferma
Tempi & Standard – i tempi reali contro quelli che credi
Qualità senza Difetti – scarti e rilavorazioni che paghi due volte
Controllo in Tempo Reale – accorgerti dei problemi mentre succedono, non a consuntivo
Persone & Miglioramento – chi tiene in piedi tutto e come
Se uno spicchio gira male, l’intera ruota gira storta.
La Ruota ti dice quale spicchio sta frenando gli altri, così intervieni prima lì dove rende, non dove urla di più.
Non è una cosa che mi sono inventato per fare colpo.
È il metodo con cui lavoro nelle aziende ogni settimana, ed è lo stesso che ad aprile è finito, citato per nome, su Fortune Italia, La Repubblica, La Stampa, ANSA, Teleborsa e Il Secolo XIX. (Sei testate nello stesso periodo. Non capita per caso, e ci tengo a dirtelo perché so quanto sei giustamente diffidente verso chi “fa il consulente”.)
In queste tre serate ti faccio vedere come funziona. Sul serio, applicata, non a slide.
Mi chiamo Federico Barucca.
Vent’anni fa sono entrato in fabbrica come operatore.
Non in ufficio: in produzione, sul pezzo.
Negli anni sono passato da operaio a capo turno, poi responsabile, fino a tirare su da zero uno stabilimento in Romania dentro un capannone abbandonato di diecimila metri quadri (primo anno nove milioni di fatturato, secondo anno quattordici, con centocinquanta persone da formare praticamente partendo dall’alfabeto).
Te lo dico perché cambia tutto rispetto al consulente tipo: io in fabbrica ci ho lavorato davvero, non ci sono andato in visita.
Quando entro in reparto non parto a fare la predica. Vengo, guardo, capisco, e poi parlo.
Le persone, dopo vent’anni dall’altra parte, le riconosco a colpo d’occhio, e loro riconoscono me.
Nel 2019 ho messo tutto quello che avevo imparato in un libro, “Efficienza 100”. Oggi giro le PMI italiane con un team di consulenti che vengono dalla mia stessa scuola: prima la produzione, poi i discorsi.
Non ti racconto questo per impressionarti. Te lo racconto perché in queste tre serate ti chiederò di fidarti di quello che ti mostro, e hai il diritto di sapere chi te lo sta dicendo.










Fin qui ti ho fatto vedere dove la tua fabbrica perde margine. Ma una cosa puoi iniziare a farla stasera, senza spendere niente. Appena ti iscrivi, Massimo ti consegna su WhatsApp due strumenti che usiamo dentro le aziende. Non due PDF riempitivi, di quelli hai già la casella piena. Due cose che lavorano.
Video · 17 minuti
C’è uno spreco che non trovi in nessuna riga del gestionale: la persona senza cui un reparto si ferma. Si ammala lei, e sei fermo tu. Se ne va lei, ed esce dalla porta vent’anni di know-how. In un quarto d’ora ti mostro come riconoscere questo vincolo e il metodo in quattro passi per smontarlo, così l’azienda gira anche quando quella persona non c’è. (Lo so cosa stai pensando: “ce l’ho anch’io una persona così”. Quasi tutti ce l’hanno. Pochi la disinnescano prima che diventi un guaio.)
Perché te lo do: è uno spreco che nel workshop tocco appena. Qui te lo do per intero, prima ancora di iniziare.
Foglio Excel pronto · il foglio dei nostri consulenti
È la stessa scheda con cui i miei ragazzi fanno il primo giro quando entrano in un’azienda nuova. Punto per punto, dove guardare per stanare gli sprechi che si nascondono in produzione. Te la porti in reparto già domattina e cominci a vederli con i tuoi occhi, senza aspettare nessuno.
Perché te lo do: così alla prima serata non parti da zero. Arrivi con già qualche risposta in mano.
Te li consegniamo su WhatsApp nei primi minuti dopo l’iscrizione. Inclusi, gratis come le tre serate.
LIVE: 28-29-30 Settembre
Da qui a fine anno hai due strade. Continuare come adesso, sperando che il prossimo bilancio vada meglio da solo (di solito non succede). Oppure dedicare tre sere a capire, una volta per tutte, dove la tua fabbrica sta perdendo soldi.
Le serate sono in diretta e i posti live sono limitati. Le registrazioni le lasciamo solo per pochi giorni a chi è iscritto, quindi tanto vale esserci dal vivo e portarsi le domande.
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Sì. Tre serate, zero euro. Alla seconda sera ti farò una proposta per chi vuole andare più a fondo, ma sei liberissimo di prenderti solo il valore delle serate e basta.
Per imprenditori e titolari di PMI manifatturiere che fatturano ma non vedono l’utile crescere allo stesso ritmo. Se vendi servizi o non hai una produzione fisica, non fa per te.
Conviene. Lascio le registrazioni per pochi giorni agli iscritti, ma dal vivo puoi farmi le tue domande sul tuo caso, e la differenza la sentirai.
Un’ora e mezza, dalle 19:00 alle 20:30. Le ho messe di sera apposta, per non rubarti la giornata in azienda.
Pratica. Ogni serata gira intorno a un caso reale, con numeri veri. La teoria la riduco al minimo indispensabile per capire il caso.
No. Io vengo dalla produzione, parlo come si parla in officina. Non servono lauree né paroloni.
Ti arriva tutto via email e sul cellulare: il link Zoom, i materiali e l’invito al gruppo dell’evento. Per questo ti chiediamo un numero vero in fase di iscrizione.
LIVE: 28-29-30 Settembre
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